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VALLONE DEI MULINI

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Alla scoperta del Vallone dei Mulini, uno dei luoghi abbandonati più fotografati

Il Vallone Dei Mulini abbandonato che divenne celebre grazie alle caratteristiche che lo contraddistinguono.

Il Vallone dei Mulini è una valle nell’area di Sorrento e della Costiera Amalfitana. Si tratta di uno dei luoghi abbandonati più fotografati, messo però a rischio da numerose frane. Situato alle spalle di Piazza Tasso, il Vallone domina da secoli il centro della città. Ma qual è la storia che caratterizza questo suggestivo panorama naturale? E perché è salito agli onori della cronaca?

Le Origini Storiche

Se osservato dall’alto, il Vallone dei Mulini si presenta come un profondo solco che attraversa la montagna. La valle si formò circa 35 mila anni fa, durante una prima grande eruzione che sconvolse la Campania.

Questa valle è parte di un sistema di cinque valloni che, nell’antichità, attraversavano la penisola sorrentina e segnavano il confine fra un paese e l’altro. Inoltre, era anticamente collegato a  Marina Piccola e con il porto. Rappresentava un importante punto di ritrovo per la popolazione locale, specialmente per i contadini e i pescatori.

Un vecchio mulino dà il nome alla valle, dove esisteva anche una segheria che le acque sorgive collinari alimentavano. La segheria serviva a rifornire artigiani locali, creatori di numerosi manufatti secondo l’arte tarsia sorrentina.

Nel Vallone era presente anche un lavatoio pubblico, dove le donne del popolo si recavano per il bucato.

 La costruzione di Piazza Tasso, avvenuta nel 1866, segnò la fine dell’utilizzo del vallone. Alla costruzione della Piazza conseguì l’incanalamento delle acque e il riempimento della parte terminale del vallone, in prossimità di Marina Piccola.

Perché il Vallone è così conosciuto?

Pur non essendo uno dei siti più frequentati,  il sito americano BuzzFeed ha scoperto la bellezza del Vallone, inserendolo, successivamente, nell’elenco dei 30 luoghi più affascinanti del pianeta. Successivamente, un noto profilo della piattaforma ha pubblicato uno scatto della Valle, che ha ottenuto milioni di visualizzazioni e oltre 300 mila like. 

Oggi, per accedere al Vallone dei Mulini, l’unica alternativa è attraversare il piccolo cancello che si vede dalla strada che collega Pizza Sant’Antonio con il porto. La costruzione di Piazza Tasso ha, infatti, isolato il vallone. Allo stesso tempo, si sono create al suo interno condizioni climatiche invivibili per l’uomo.

L’umidità ha infatti raggiunto un tasso costante dell’80%. Questo microclima ha, però, favorito lo sviluppo di una rigogliosa vegetazione spontanea, tra cui un raro esemplare della famiglia delle felci. 


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TARSIA DI SORRENTO

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Tarsia di Sorrento, l’arte degli artigiani del legno

La Tarsia di Sorrento è un’antica tecnica degli artigiani del legno locali per realizzare manufatti che incantano il mondo

La tarsia sorrentina è un’arte antica: i maestri artigiani del territorio si sono da sempre cimentati in una meticolosa quanto complessa lavorazione del legno. Il risultato? Oggetti e mobili di elevato pregio stilistico, con ricche decorazioni. Ma quali sono le origini della tarsia lignea sorrentina e le tecniche utilizzate per questa straordinaria arte?

La storia dell’arte della tarsia sorrentina

La prima apparizione di questa tradizione risale a un periodo a cavallo fra il VI e il VII secolo. La tarsia sorrentina arredava gli interni dei monasteri benedettini. Successivamente quest’arte si diffuse nel corso del XIV secolo, ma conobbe il suo periodo d’oro solo durante il Rinascimento e, ancor di più, nel corso dell’800.

Ma perché fu proprio l’800 il secolo di maggiore diffusione della tarsia sorrentina? Perché l’Ottocento fu l’epoca del Grand Tour: artisti di tutto il mondo visitavano, in quel periodo, l’Italia.

Sorrento e la costa sorrentina erano tra le mete favorite degli artisti. Il Grand Tour non solo incrementò la richiesta di manufatti, ma influenzò e ispirò gli artigiani locali. La tarsia lignea sorrentina divenne così famosa anche in ambito europeo.

Quali sono le caratteristiche della tarsia sorrentina?

La tecnica della tarsia sorrentina si basa su quella dell’ intarsio. Consiste nella realizzazione di immagini (paesaggi, ritratti, decori, nature morte, etc.) tramite foglie sottilissime di legnami di diverso colore alternate a lamine di altri materiali, come l’avorio o la madreperla, su cui si innestano anche metalli e pietre dure.

Nonostante l’arte della tarsia lignea sorrentina abbia dovuto subire la concorrenza di altre città europee, come Nizza, è stata comunque in grado di distinguersi per due elementi:

  • la scelta delle tecniche;
  • la scelta dei materiali.

La tarsia sorrentina è un’arte che, soprattutto in passato, richiedeva l’impegno di più figure professionali. Sebbene oggi le lavorazioni non siano più rigorose come un tempo, ancora oggi più professionisti tendono a lavorare sullo stesso oggetto. 

I traforatori, ad esempio, hanno il compito di modellare i tasselli di mosaico di varie dimensioni per comporre i disegni realizzati con l’utilizzo di legni di diverse tonalità e colorazione. Successivamente, i ricacciatori perfezionano i disegni usando i legnami. Esistono poi lavoratori dediti alla cura di cerniere, serramenti e rivestimenti interni. Infine, i lucidatori furono le figure che si dedicarono alla verniciatura degli oggetti di tarsia sorrentina, usando vernici a spruzzo. 


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LA BAIA DI IERANTO

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Baia di Ieranto, visita nella casa delle Sirene

La Baia di Ieranto è nota per essere la casa delle Sirene, nonché una delle zone più suggestive e spettacolari della penisola sorrentina.

Sorrento è conosciuta da turisti nazionali e internazionali per essere la “Terra delle Sirene”. Proprio nella punta più estrema della penisola, ovvero la Baia di Ieranto, la leggenda vuole che si trovi la casa delle Sirene di Ulisse. Il nome Ieranto deriva dal greco “Ieros”, che tradotto significa “luogo sacro”. Quali sono le caratteristiche della Baia di Ieranto e che cosa vale la pena fare in questo suggestivo territorio?

La Geografia della Baia

La Baia di Ieranto si allunga a partire dal borgo marinaro di Nerano fino quasi a Capri. In base a quanto racconta Plinio il Vecchio fu proprio in questo luogo che avvenne l’incontro fra Ulisse e le Sirene, durante il viaggio di ritorno dell’eroe nella sua amata Itaca. Ma questo territorio non è conosciuto soltanto per via della leggenda attorno alle Sirene. Questa terra è infatti nota anche per via della sua antica tradizione agricola, di cui si sono fatte carico gli agricoltori autoctoni attraverso la coltivazione degli agrumi e i terrazzamenti di ulivi.

La Baia ha poi alle spalle un passato con vicende di pirateria saracena, come testimoniano le cinquecentesche torri difensive di Montalto e Campanella, nonché un ricordo industriale, legato a una cava di roccia calcarea che è stata dismessa negli anni ’50.

Quali attività si possono svolgere?

La baia è stata donata al FAI con un preciso obiettivo: evitare che questo splendido territorio fosse oggetto di speculazione. In questo senso il Fondo Ambiente Italiano è intervenuto con importanti opere di restauro ambientale, con il fine di recuperare la macchia mediterranea originale: dall’euforbia al ginepro, fino al rosmarino. 

Oggi, questo luogo un Sito di Interesse Comunitario che fa parte dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. La grande biodiversità che domina il territorio fa sì che questo luogo sia l’idea per chi ama essere in contatto con una natura incontaminata. Anche i turisti che vogliono provare esperienze di viaggio diverse, come il birdwatching, lo snorkeling, il kayak o passeggiate botaniche saranno soddisfatti. 

Fra le attività consigliate, almeno un tratto del sentiero che parte da Nerano. Lungo 6 chilometri, il sentiero comincia passando accanto alla villa rosa, che fu la dimora sorrentina di Norman Douglas. Continuando il percorso improvvisamente ci si troverà davanti a una vista panoramica straordinaria, da cui poter scorgere i Faraglioni di Capri. Dal rifugio del FAI che si incontrerà sarà possibile raggiungere la spiaggia di Ieranto attraverso la scala dei minatori, una scala costruita dai minatori all’inizio del ‘900 per poter raggiungere più velocemente le cave poste al livello del mare. In questa suggestiva spiaggetta è possibile trascorrere la giornata, facendo il bagno nell’acqua più pulita della penisola, in quanto situata in piena area protetta. 

Pic By Pro Loco Massa Lubrense


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PUNTA CAMPANELLA: COSA VEDERE

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Punta Campanella, le meraviglie della riserva marina 

Una riserva marina fra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, con una storia importante e ricca di bellezze naturali.

Punta Campanella rappresenta una lingua di terra che fa da congiunzione fra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana. Questo territorio, che per conformazione geografica sembra quasi voglia ricongiungersi con l’Isola di Capri, può essere raggiunto solamente a piedi. Come? Attraverso un percorso sul versante nord del Promontorium Minervae. Il tratto è parte del Sentiero di Athena, circuito ad anello che collega Punta Campanella al Monte San Costanzo.

Punta Campanella, l’origine del nome e la caratteristica torre

Il nome deriva dal fatto che qui, nel 1300, Roberto d’Angiò costruì una torre con lo scopo di avvistare e lanciare l’allarme nel caso in cui arrivassero dei nemici pirati.  Una campanella,collocata sulla cima della torre lanciava il segnale di allarme: in questo modo si propagava anche alle altre torri situate lungo la costa. 

La torre sorge sul sito che anticamente ospitava un tempio dedicato alla Dea Atena-Minerva, fondato dai Greci e successivamente ereditato dai Romani. Diversi ruderi archeologici testimoniano la presenza di questo luogo sacro e sono ancora oggi visibili intorno alla torre.

Nota anche con il nome Torre Minerva, Roberto D’Angiò ordinò la costruzione della torre tra il 1334 e il 1335. Successivamente, venne rifatta nel 1556 a seguito della sua distruzione a opera dei Turchi. 

Un Luogo Leggendario

Con la sua riserva marina, Punta Campanella  è un’area che è riuscita a mantenersi in buona parte intatta. Gli agrumeti e uliveti ne caratterizzano l’identità. Nonostante la presenza di importanti insediamenti urbani, come Napoli o Castellammare di Stabia. Punta Campanella è riuscita comunque a mantenere il suo fascino leggendario. 

In questo territorio, infatti, la mitologia vuole che Ulisse abbia incontrato le sirene ammaliatrici, coloro che causavano il naufragio di numerose navi di marinai con il loro canto magico. Passando sul lato sinistro della torre di Punta Campanella è possibile raggiungere la grotta dove abitavano le sirene di Ulisse.

A metà di questo itinerario i viaggiatori si imbatteranno in un’epigrafe rupestre in lingua osca, incisa sulla pietra e risalente alla prima metà del II secolo a.C. La scritta, che indica il punto di approdo per il Santuario della Dea Minerva, dimostra la presenza di popolazioni italiche in una zona come quella di Punta Campanella ritenuta da sempre occupata esclusivamente dai Greci. 

Per quanto riguarda le bellezze naturali che il territorio del Parco Marino di Punta Campanella ospita, bisogna sapere che le acque dell’area marina rappresentano uno straordinario esempio di biodiversità, la cui tutela è tra i motivi principali per cui è stata istituita la riserva. Luogo ideale per gli amanti delle immersioni, sotto il blu del mare di Punta Campanella sono stati ritrovati diversi reperti di origine greco-romana. Le immersioni partono da una profondità di 25 metri fino ad arrivare ai 40 metri: nel mare di Punta Campanella vivono Gorgonie di ogni tipo, diversi esemplari di Anthias oltre a spettacolari branchi di tonni e ricciole, il tutto contornato da una distesa di spugne gialle.

Pic By Enzo Masullo, posted on Trip Advisor 


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ARCIPELAGO LI GALLI

ARCIPELAGO LI GALLI

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Pic by Vesuvio Live

Arcipelago Li Galli, un paradiso fra natura e leggenda

L’arcipelago Li Galli si trova fra Capri e Positano: le bellezze naturali che caratterizzano le 3 isole che lo formano sono entrate a far parte della leggenda e del mondo dello spettacolo.

Gallo Lungo, La Rotonda e La Castelluccia sono le tre isole che compongono l’arcipelago Li Galli. Quest’ultimo è un piccolissimo tratto di terra, situato fra Capri e Positano, che rappresenta una delle attrazioni più suggestive e spettacolari di tutto il Mediterraneo. L’arcipelago Li Galli era conosciuto anche come Le Sirenuse. Secondo un’antica leggenda, infatti, in questo luogo vivevano le sirene, che, con il loro canto, ammaliavano i marinai di passaggio. Ma cosa racconta davvero la mitologia? Cosa pensano gli uomini di oggi dell’arcipelago Li Galli?

Arcipelago Li Galli, una meraviglia naturale fra storia e leggenda

L’arcipelago Li Galli si trova a pochi chilometri a sud della Penisola Sorrentina. I tre isolotti che lo compongono fanno parte dell’area marina protetta di Punta Campanella. Gallo Lungo è l’isola più grande. Gli antichi greci abitarono nell’epoca classica quest’isola, unica delle tre ad aver ospitato l’uomo fin dall’antichità. Inizialmente in questo luogo sorgeva un monastero, che divenne una prigione durante il regno di Carlo II di Napoli, verso la fine del XIII secolo. Per monitorare gli attacchi dei pirati poi, nel XIV secolo sorse la torre aragonese, ancora visibile. 

Tornando al mito legato all’arcipelago Li Galli, pare che in questo territorio abitassero Partenope, Leucosia e Ligia, le tre sirene dell’Odissea. I marinai, ammaliati dal seducente canto delle tre creature, si schiantavano inevitabilmente contro le rocce degli isolotti. Sempre secondo la mitologia antica, soltanto la nave di Ulisse e quella degli Argonauti furono in grado di scampare da questo triste destino.

Così come il nome Le Sirenuse deriva da questa leggenda, anche il nome Li Galli è legato al mito delle sirene: nell’antica Grecia, infatti, queste creature non erano metà donna e metà pesce, quanto piuttosto metà donna e metà uccello. Da qui discende l’accostamento fra le sirene “pennute” con il gallo e le galline, di cui il nome arcipelago Li Galli. 

Arcipelago Li Galli, un paradiso per le celebrità

Le sirene non furono però le uniche abitanti “celebri” a popolare l’isola: anche famiglie feudali e governative, intellettuali, artisti e imprenditori sono stati infatti stregati dal fascino delle bellezze naturali che caratterizzano questo luogo. Fra le celebrità che si innamorarono perdutamente dell’arcipelago Li Galli è da ricordare il coreografo Leonide Massine, che, nel 1924, fece costruire su questo territorio una sontuosa villa. L’ architetto Le Corbusier ristrutturò, successivamente, la villa nel 1937 e realizzò anche il belvedere con al centro una fontana mosaicata che affaccia sui faraglioni di Capri e, dalla parte opposta, le varie terrazze aggettanti su Positano e sulla Costiera amalfitana.

Alla morte di Massine, nel 1979, la villa venne lasciata a Rudolf Nureyev, ballerino e coreografo sovietico. Ma l’arcipelago Li Galli ha ospitato e accolto anche altri nomi famosi dello star system: da Anna Magnani a Franco Zeffirelli, passando per Sofia Loren, Jacqueline Kennedy e Aristotele Onassis.

Il fascino e le bellezze naturali che caratterizzano l’arcipelago Li Galli hanno ricevuto un riconoscimento ufficiale non soltanto dalle celebrità del mondo dello spettacolo, ma anche dal Ministero dei Beni Culturali che, nel 1987, ha dichiarato questa zona come “area di importante interesse archeologico”. Essendo di proprietà privata, l’arcipelago Li Galli può essere visitato soltanto su invito: nonostante questo, è possibile ammirarne lo splendore attraverso tour in barca che portano alla scoperta dell’acqua limpida e del suggestivo paesaggio delle 3 isole. 

Photo by VesuvioLive


GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI POMPEI

GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI POMPEI

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Gli Scavi Archeologici di Pompei, un Museo a Cielo Aperto 

Una meta ambita per milioni di turisti e patrimonio UNESCO dal 1997.

Dal 1997, a Pompei si narra la storia di una civiltà che per secoli dominò l’Italia, l’ Europa e il resto del mondo.  Gli Scavi di Pompei rappresentano uno dei tanti tesori custoditi nelle terre della Campania. Grazie al loro stato di conservazione, forniscono una ricca testimonianza della civiltà romana. Gli scavi di Pompei raccontano una città di epoca romana, rimasta quasi del tutto intatta dopo la tragica e devastante eruzione del Vesuvio del19 d.C. Per millenni, fino a circa la metà del 1700, l’esistenza di questo paesaggio rimase celata al mondo.

Pompei: Una Meta che ti Riporta a Roma

Pompei o Pompeii come era denominata all’epoca romana, grazie alla sua locazione, tra il V ed il VI secolo a.C fu protagonista di un crescente insediamento indigeno. Essendo posizionata tra il mare e il fiume Sarno usufruiva di due importanti vie di comunicazioni indispensabili agli scambi commerciali.

Nel V secolo la città fu dominata dei Sanniti ricevendo comunque una forte influenza dalla civiltà greca ed etrusca. Nel III sec. a.C. , dopo le guerre Pudiche suscita l’interesse di Roma entrandone poi a far parte nell’80 a.C.

Nella metà’ del ‘700, dopo il ritrovamento dei resti di Ercolano i Borboni ordinarono gli scavi, che furono portati avanti per oltre mille anni con lo scopo di dare prestigio alla loro casata arricchendo il territorio campano di tesori rinvenuti dal passato restituendoci un quadro completo dell’età romana.

Una volta varcato uno dei cancelli che si trova in prossimità di quelle che erano le porte della città, il visitatore farà un vero e proprio viaggio nel tempo attraversando le diverse stradine della città tra cui via dell’Abbondanza, la più importante, sulla quale è possibile ammirare le case e le botteghe più famose della città o visitare monumenti pubblici come il teatro o l’anfiteatro.

Non di minore bellezza sono le numerose domus dove sono rimasti intatti nei secoli straordinari affreschi tra i quali spiccano la Villa dei Misteri o la casa dei freschi Amanti.

Di notevole impatto emotivo sono sicuramente i calchi degli abitanti che purtroppo non riuscirono a salvarsi dalla tragica eruzione.

Uno dei tesori archeologici più preziosi al mondo che Laqua Charme & Boutique consiglia in occasione della romantica evasione in penisola sorrentina.


limone Sorrento

LIMONE DI SORRENTO, PECULIARITÀ, STORIA E BENEFICI

LIMONE DI SORRENTO, PECULIARITÀ, STORIA E BENEFICI

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Limone di Sorrento, l’oro giallo della Campania

Il limone di Sorrento è un agrume simbolo del territorio della Campania, che ha ottenuto il riconoscimento I.G.P.

Il limone di Sorrento è uno dei simboli più rappresentativi della regione Campania e della Costiera Amalfitana. Questo agrume ha, infatti, ricevuto il riconoscimento I.G.P., ovvero di Indicazione Geografica Protetta. Questo perché il limone di Sorrento rappresenta un ecotipo locale della specie Citrus Limon (limone comune), noto anche come Limone di Massa o “Massese”, oppure come Ovale di Sorrento.

Ma quali sono le caratteristiche e le peculiarità del limone di Sorrento? E quali le proprietà benefiche di questo straordinario agrume?

Limone di Sorrento IGP, quali sono le sue caratteristiche?

Il limone di Sorrento è un agrume dalla forma ellittica, che differisce dagli altri agrumi per via delle sue proprietà organolettiche. Le sue dimensioni medio-grosse. La buccia ha la caratteristica di essere abbastanza spessa, e di un colore giallo citrino. Quest’ultima è una delle sue particolarità: è, infatti, ricca di oli essenziali, che rendono il Limone di Sorrento profumatissimo. La polpa è, invece, molto succosa:proprio il succo presenta un elevato livello di acidità, presenza di vitamina C e sali minerali.

Il limone di Sorrento nasce nel territorio della Penisola sorrentina, da Vico Equense fino a Massa Lubrense fino ad abbracciare l’isola di Capri e Anacapri. In particolare, il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta è riservato ai limoni di Sorrento coltivati nei comuni di Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Vico Equense, oltre che a Capri e Anacapri. Questa zona è caratterizzata da verdi pendii, che si protendono fino al mare, su cui sono issate strutture in canne, le “paglierelle”, che si appoggiano su dei pali di legno. Questa tecnica viene usata per produrre il limone femminello sorrentino, la cui pianta, riparata in questo modo dalle intemperie, può far ritardare la maturazione dei suoi frutti. Quando questo accade, l’agrume risulta poi caratterizzato da maggiori proprietà organolettiche. I limoneti sono, inoltre, diventati dei simboli del territorio e hanno preso il nome di “pergolato sorrentino”.

Limone di Sorrento: cenni storici e benefici

Il limone di Sorrento ha origini molto antiche: la sua presenza nell’area sorrentina è infatti certificata da documenti storici risalenti al 1500, mentre a livello genetico i suoi antenati risalgono addirittura all’epoca romana. Numerosi dipinti e mosaici ritrovati duranti gli scavi di Pompei ed Ercolano testimoniano la presenza di limoni molto simili agli attuali “massesi” e “ovali sorrentini”. Questo significa che già gli avi latini facevano utilizzo nelle loro mense di questi profumati e succulenti agrumi. Le fonti più significative sul limone di Sorrento risalgono però all’epoca rinascimentale, anche se bisognerà aspettare il 1600 per avere la sicurezza della coltivazione in forma specializzata, come risultante dagli atti dei locali Padri Gesuiti.

Per quanto riguarda i benefici, una delle peculiarità dell’agrume limone è quella di possedere la vitamina C. Quest’ultima è fondamentale per l’assorbimento del ferro contenuto nelle verdure verdi a foglia e nei legumi. Si trova presente in maggiori quantità nella scorza, che è anche ricca di fibra e calcio. La scorza contiene al suo interno anche il limonene, una molecola da cui dipende il caratteristico profumo di questo agrume e che rappresenta la principale componente dell’olio essenziale di limone. Il colore giallo intenso, poi, è legato alla presenza di beta-carotene, un altro componente benefico nel frutto del limone. Questo elemento è un precursore della vitamina A, fondamentale per la vista e per i processi di crescita e riparazione delle cellule, oltre ad avere un ottimo effetto antiossidante.


Faraglioni Capri

I FARAGLIONI DI CAPRI

I FARAGLIONI DI CAPRI

Faraglioni Capri

Saetta, Stella e Scopolo.

I loro nomi, forse, dicono poco. La loro immagine, invece, riesce a essere iconica, suggestiva e storica al medesimo tempo.

Stiamo parlando, com’è facile intuire, dei tre Faraglioni di Capri, vero e proprio must see per chiunque visiti la costiera amalfitana e la Campania.
In realtà i faraglioni sono addirittura quattro. Lo scoglio del Moncone, infatti, che si erge appena dietro le sagome dei tre più noti, fa parte del complesso.

La forma così caratteristica è il risultato di secoli di erosione della roccia dovuta all’azione delle acque, all’abrasione marina e all’azione degli agenti atmosferici.

Il nome faraglioni deriva dal greco “pharos”, che significa “faro”.

Nell’antichità vi era l’usanza di scalare rocce e monti in prossimità della costa e accendere fuochi per segnalarne la presenza a uso dei naviganti. Questi “fari” senza guardiani ma con fuochisti danno dunque il nome ai Faraglioni, una presenza costante nel mar Mediterraneo: se ne possono trovare di simili (ma meno iconici) anche alle Eolie, in Sicilia, a Pantelleria, al Giglio e in Puglia.

I Faraglioni sono ben distinguibili da pressoché qualsiasi punto di Capri. Un grande classico è contemplarli dal balcone degli innamorati, dove la combinazione degli elementi porta il romanticismo a toccare vertici difficilmente eguagliabili. Itinerario obbligatorio per i turisti è quello che porta dalla piazzetta di Capri ai faraglioni, prima di un altrettanto imperdibile giro dell’isola in barca, per raggiungere finalmente i magnifici 3+1.

Torniamo per un attimo ai loro nomi. Saetta è il faraglione unito alla terraferma e il più alto con i suoi 109 metri di altezza. Stella è il faraglione di mezzo, con una cavità centrale lunga ben 60 metri. Scopolo è il faraglione più esterno e ospita sulla propria sommità la nota lucertola azzurra, il suo nome scientifico è “Podarcis sicula coerulea” ed è di uno straordinario colore azzurro per potersi mimetizzare con il cielo e con il mare. Semplicemente straordinario.

Come tutte le belle storie che si rispettino, anche i faraglioni hanno la loro brava componente mitica/leggendaria. In questo caso, torniamo addirittura a Omero, per il quale i faraglioni erano macigni scagliati dal ciclope Polifemo. Ma è Virgilio, con l’Eneide, che ha decretato l’immortalità dei faraglioni. Per il grande poeta mantovano, infatti, i faraglioni erano gli scogli dove vivevano le sirene. E sappiamo bene come le sirene siano legate a doppio filo con il territorio campano.

Fino a pochi anni fa, solo alcuni coraggiosi conoscitori del posto riuscivano ad arrampicarsi a mani nude fino alla sommità dei faraglioni. In ogni caso, meglio godersi lo spettacolo in totale sicurezza.


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SENTIERO DEGLI DEI, PERCORSO E COSA VEDERE

SENTIERO DEGLI DEI, PERCORSO E COSA VEDERE

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Itinerari e attrazioni sul Sentiero degli Dei

Il Sentiero degli Dei è un percorso escursionistico e naturalistico che collega Agerola con Positano, caratterizzato da un paesaggio unico nel suo genere

Il Sentiero degli Dei è un percorso escursionistico di quasi 9 chilometri. Il sentiero collega il paesino di Bomerano, frazione del Comune di Agerola, con Nocelle, frazione di Positano collocata alle pendici del Monte Pertuso. La bellezza del panorama e del paesaggio che si offre agli occhi dei viaggiatori è sintomatica del nome di questo sentiero. Il consiglio, per una passeggiata più agevole e rilassante, è di percorrere questo sentiero da Agerola a Nocelle, di modo da essere in discesa e avere davanti il panorama della Costiera Amalfitana e di Capri.

Il fascino di questo luogo ha ispirato poeti e letterati: Italo Calvino, ad esempio, descrisse la passeggiata come “quella strada sospesa sul magico golfo delle “Sirene” solcato ancora oggi dalla memoria e dal mito”. Proprio questa frase, impressa su una targa di ceramica, è il punto di partenza di questo suggestivo percorso naturalistico.

Sentiero degli Dei, il percorso

Il Sentiero degli Dei deve il suo nome a vicende storiche e leggendarie in cui si narra che le divinità della Grecia passarono proprio da questo percorso per salvare Ulisse dalle sirene che si trovavano sull’isola di Li Galli. La bellezza naturalistica e paesaggistica del Sentiero degli Dei risiede nel fatto che l’uomo non vi è mai intervenuto: l’intero tragitto è infatti rimasto intatto così come madre natura lo aveva creato, plasmato nel corso dei secoli soltanto dagli agenti atmosferici. Durante il sentiero si è circondati dalla caratteristica macchia mediterranea, oltre che da castagni, lecci, ontani e corbezzoli. Se si sceglie la giornata giusta, si può addirittura ammirare in cielo il librarsi del falco pellegrino.

Il Sentiero si divide in due percorsi: il percorso in “alto” e quello in “basso”. Queste denominazioni sono dovute all’altezza con cui si sviluppa il tragitto. Mentre il primo cammino, che parte da Bomerano (Agerola) e termina a Santa Maria Del Castello, è più impegnativo per via di diversi tratti in salita, il sentiero basso, che attraversa Nocelle, è meno faticoso. Per effettuare tutta la camminata, che ha una lunghezza di circa 9 chilometri (andata e ritorno), sono necessarie più o meno 7 ore.

Quali sono le principali attrazioni di questo percorso?

Il Sentiero offre numerose terrazze panoramiche, da cui poter godere di una suggestiva vista su:

  • Faraglioni dell’Isola di Capri;
  • Punta Penna;
  • Isola di Li Galli;
  • Monti Lattari.

Fra le bellezze naturalistiche che si incontrano lungo il Sentiero degli Dei si possono sicuramente annoverare la Grotta Biscotto, i Villaggi Rupestri e il “Pinnacolo”. La Grotta Biscotto è il primo luogo che si incontra partendo da Bomerano. Si tratta di una cavità a 528 metri sul livello del mare, così denominata per via della particolare conformazione geologica della roccia, che ricorda il pane biscottato di Agerola. Subito dopo questa zona rocciosa gli escursionisti potranno ammirare gli antichi insediamenti definiti “Villaggi Rupestri”. Tali strutture hanno la particolarità di essere state realizzate direttamente nella roccia. Un altro punto del Sentiero degli Dei molto noto è il cosiddetto “Pinnacolo”, ovvero uno sperone di roccia alla cui base si innalza una irta guglia di calcare.


Chiesa Santissima Annunziata Vico Equense

CHIESA SANTISSIMA ANNUNZIATA

CHIESA SANTISSIMA ANNUNZIATA

Chiesa Santissima Annunziata Vico Equense

È l’erede di una cattedrale che sorgeva direttamente sulla spiaggia, davanti allo splendido golfo di Napoli, e permetteva di contemplare e assolvere nel medesimo luogo una spiritualità religiosa e una spiritualità di tipo naturale, paesaggistica, ambientale. Ma proprio a causa di questa posizione privilegiata era preda dei pirati che puntualmente ne saccheggiavano gli interni. Per questo motivo, nel XIV secolo, la cattedrale di Vico Equense fu spostata ed eretta su un costone roccioso, alto circa novanta metri, a picco sul mare, sulle rovine di un antico tempio romano dedicato alla dea Cibele, dove osserva ancora oggi il borgo marinaro di Marina d’Equa con accanto, in prospettiva, l’inequivocabile sagoma del Vesuvio. Danneggiata gravemente dal terremoto dell’Irpinia, nel 1980, la chiesa della Santissima Annunziata – come venne rinominata dopo la soppressione della diocesi di Vico Equense – fu chiusa ai fedeli per diversi anni e riaperta il 26 agosto 1995 dopo un lungo e critico intervento di restauro.

La chiesa della Santissima Annunziata di Vico Equense sorprende i visitatori già con la sua incredibile storia, che mette insieme pirati, strapiombi, divinità primordiali e terremoti, oltre che con il suo aspetto e con la sua unicità artistica.
La chiesa della Santissima Annunziata è infatti uno dei pochissimi esempi di architettura gotica della costiera sorrentina, a cui si aggiunge lo stile barocco della facciata, ristrutturata alla fine del XVIII secolo. L’interno è suddiviso in tre navate, una centrale e due laterali, divise tramite sei pilastri in tufo, mentre la zona dell’altare maggiore è a forma di abside pentagonale, con volta a costolone. Si possono trovare tele di Giuseppe Bonito, Jacopo Cestaro e Francesco Palumbo e l’urna funeraria di Gaetano Filangieri, filosofo e giurista partenopeo. Di fianco alla chiesa sorge la torre campanaria che è una ricostruzione di quella ultimata nel 1585, formata da tre piani rastremati con merlatura di pietra intagliata a coronamento del terzo ordine, e opera di maestranze locali. All’esterno della struttura troviamo un piazzale che affaccia direttamente sul borgo marino e offre un panorama mozzafiato che abbraccia in un unico sguardo il golfo di Napoli e la costiera.

La chiesa della Santissima Annunziata è chiamata anche “di Punta a Mare” e, come è facile immaginare, è molto ambita dalle coppie di sposi che intendono celebrare il loro matrimonio.
Nel 2014 l’ex sede vescovile, per la sua particolare bellezza e per la posizione che garantisce uno dei panorami più belli sul golfo, la possibilità di scattare fotografie esclusive e una storia unica e affascinante, si è aggiudicata il primo posto in una classifica relativa ai santuari più belli d’Italia.

La Chiesa della Santissima Annunziata si trova nel paese di Vico Equense a circa 20 minuti d’auto da Laqua.

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