I FARAGLIONI DI CAPRI

Faraglioni Capri

Saetta, Stella e Scopolo.

I loro nomi, forse, dicono poco. La loro immagine, invece, riesce a essere iconica, suggestiva e storica al medesimo tempo.

Stiamo parlando, com’è facile intuire, dei tre Faraglioni di Capri, vero e proprio must see per chiunque visiti la costiera amalfitana e la Campania.
In realtà i faraglioni sono addirittura quattro. Lo scoglio del Moncone, infatti, che si erge appena dietro le sagome dei tre più noti, fa parte del complesso.

La forma così caratteristica è il risultato di secoli di erosione della roccia dovuta all’azione delle acque, all’abrasione marina e all’azione degli agenti atmosferici.

Il nome faraglioni deriva dal greco “pharos”, che significa “faro”.

Nell’antichità vi era l’usanza di scalare rocce e monti in prossimità della costa e accendere fuochi per segnalarne la presenza a uso dei naviganti. Questi “fari” senza guardiani ma con fuochisti danno dunque il nome ai Faraglioni, una presenza costante nel mar Mediterraneo: se ne possono trovare di simili (ma meno iconici) anche alle Eolie, in Sicilia, a Pantelleria, al Giglio e in Puglia.

I Faraglioni sono ben distinguibili da pressoché qualsiasi punto di Capri. Un grande classico è contemplarli dal balcone degli innamorati, dove la combinazione degli elementi porta il romanticismo a toccare vertici difficilmente eguagliabili. Itinerario obbligatorio per i turisti è quello che porta dalla piazzetta di Capri ai faraglioni, prima di un altrettanto imperdibile giro dell’isola in barca, per raggiungere finalmente i magnifici 3+1.

Torniamo per un attimo ai loro nomi. Saetta è il faraglione unito alla terraferma e il più alto con i suoi 109 metri di altezza. Stella è il faraglione di mezzo, con una cavità centrale lunga ben 60 metri. Scopolo è il faraglione più esterno e ospita sulla propria sommità la nota lucertola azzurra, il suo nome scientifico è “Podarcis sicula coerulea” ed è di uno straordinario colore azzurro per potersi mimetizzare con il cielo e con il mare. Semplicemente straordinario.

Come tutte le belle storie che si rispettino, anche i faraglioni hanno la loro brava componente mitica/leggendaria. In questo caso, torniamo addirittura a Omero, per il quale i faraglioni erano macigni scagliati dal ciclope Polifemo. Ma è Virgilio, con l’Eneide, che ha decretato l’immortalità dei faraglioni. Per il grande poeta mantovano, infatti, i faraglioni erano gli scogli dove vivevano le sirene. E sappiamo bene come le sirene siano legate a doppio filo con il territorio campano.

Fino a pochi anni fa, solo alcuni coraggiosi conoscitori del posto riuscivano ad arrampicarsi a mani nude fino alla sommità dei faraglioni. In ogni caso, meglio godersi lo spettacolo in totale sicurezza.